Bitcoin: cos’è e come funziona

Il rischio nasce dal non sapere cosa stai facendo.” Questa massima di Worren Buffet dovrebbe essere impressa nella mente di chiunque stia per effettuare un investimento. Purtroppo le scelte sono troppo spesso motivate dall’euforia e dalle mode e molti investitori fai-da-te ne pagano un prezzo enorme. Così succede – ed è successo – per i Bitcoin, molti investono in questo asset, convinti che esso rappresenti una delle migliori opportunità d’investimento oggi disponibili, pur non sapendo esattamente cosa siano. Cerchiamo allora di farcene almeno un’idea.

Il Bitcoin è una criptovaluta, è cioè una valuta virtuale, realizzata digitalmente come mezzo di scambio, crittografata per proteggere e verificare le transazioni. Le criptovalute sono dei record di database immodificabili, basati su una tecnologia rivoluzionaria chiamata blockchain. Si tratta di un complesso sistema creato per impedire la duplicazione delle informazioni. I Bitcoin infatti sono appunto informazioni, rappresentate da codici numerici, che per rendere impossibile la loro  duplicazione o la falsificazione, sono concatenati l’uno all’altro in una struttura dati condivisa e immutabile, detta blockchain (letteralmente “catena di blocchi“). Questa funziona come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in “pagine” (dette blocchi), concatenate in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso di chiavi crittografiche. Una volta che la transazione viene inserita nei blocchi, e confermata con la chiave crittografica, non è più modificabile, quindi diventa irreversibile.

 

La blockchain si presenta come un Data Base utilizzabile da chiunque, quindi pubblico, che però non ha un server unico che lo controlli. Infatti, diversamente dalle normali valute, il Bitcoin non ha dietro una Banca centrale che distribuisce nuova moneta, ma si basa fondamentalmente su un network di nodi, cioè di PC, che la gestiscono in modalità “distribuita”, secondo il criterio delle reti peer-to-peer, nelle quali ogni computer che vi partecipa costituisce un anello avente in sé le stesse identiche informazioni di tutti gli altri anelli della stessa catena: questo la rende inviolabile, in quanto per poter modificare la blockchain in uno qualsiasi dei computer, sarebbe necessario riprodurre la stessa modifica anche in tutti gli altri innumerevoli computer, e questo è praticamente impossibile.

Dal punto di vista dell’uso pratico, le criptovalute non possono essere usate per fare direttamente acquisti di beni così come è invece possibile con una normale moneta: prima la criptomoneta deve essere acquistata e depositata su un conto virtuale, dal quale poi è possibile fare scambi.  Per adesso, tutte le valute virtuali non hanno una vera commerciabilità: non esiste alcun luogo fisico nel quale sia possibile scambiare moneta reale con Bitcoin.

Per poter investire sui Bitcoin, acquistandoli, e scambiando le monete virtuali con denaro tradizionale, oppure speculando sull’andamento del prezzo, sono necessarie piattaforme informatiche che svolgono una funzione simile a quella delle borse valori: gli “Exchange”. Attenzione, bisogna distinguere tra Exchange centralizzati ed Exchange decentralizzati, Il termine “centralizzato” sta a indicare che sono gestiti da un ente singolo, e ovviamente terzo rispetto ai fruitori. Questo costituisce un ambiente di scambio efficace ma, dal momento che il gestore è libero di agire autonomamente, è scarsamente trasparente e potrebbe presentare casi di mala gestio o gestione fraudolenta. Al contrario, gli Exchange decentralizzati non prevedono alcun soggetto terzo gestore: si affidano ad automatismi che in quanto tali, prevengono le truffe e gli attacchi informatici, ma presentano lo svantaggio di essere molto più lenti nel processare le transazioni. Da questa differenziazione deriva che la scelta tra Exchange centralizzati ed Exchange decentralizzati è soggettiva: la scelta dipende da quanto è più importante l’efficacia, rispetto alla sicurezza.

Comunque l’uso dell’Exchange ha la sua validità se l’obiettivo è creare un portafoglio, diversificarlo, aspettare il momento giusto per vendere. Se invece l’intenzione è di fare trading, allora non ci siamo: perché per fare trading occorrono strumenti ad altissima velocità, e gli Exchange non possono essere così veloci. Dunque, chi volesse fare trading speculativo, si dovrà affidare alle piattaforme tradizionali, e quindi ricorrere ai broker. Ma in questo caso non investirà sulle criptovalute “vere” bensì su prodotti derivati, chiamati CFD (abbreviazione di contratto per differenza, stipulato con il broker in base al quale il sottostante viene scambiato nei momenti di apertura e chiusura del contratto, permettendo di trarre beneficio dall’oscillazione di prezzo).

Sta di fatto che il Bitcoin, come in genere tutte le cripto valute, è un investimento ad altissimo rischio, e non solo perché molto volatile; ma anche perché non è un settore ancora sufficientemente normato e potrebbe costituire per le organizzazioni criminali e terroristiche una efficace forma di finanziamento illecito e di riciclaggio di denaro sporco. Per questa ragione, e per difendere la stabilità finanziaria, è possibile che il sistema venga attaccato dai governi, come è il caso della Cina dove è proibito alle banche di usare Bitcoin per i loro scambi. Le criptovalute sono invece state riconosciute ufficialmente dall’UE con la Direttiva 2018/843, la quale però è diretta a porre fine all’anonimato, stabilendo l’obbligatorietà per tutti i provider di servizi di portafoglio digitale di applicare controlli sistematici sulla propria clientela.

La gestione del Bitcoin, e quindi il suo valore di cambio, è affidato al libero mercato, cioè all’incontro tra domanda e offerta; perciò la fortuna di questa moneta si fonda sulla fiducia dei suoi utilizzatori: l’eventualità di un fallimento del sistema “criptovalutario” potrebbe quindi dipendere da semplici ragioni legate alle dinamiche di mercato, come la caduta sostanziale della domanda e la conseguente svalutazione di queste monete.

Effettivamente, qualcuno è diventato milionario, ma molti di più sono quelli che hanno riportato perdite difficilmente recuperabili. Basti dare uno sguardo allo sviluppo storico della quotazione: il Bitcoin nato nel 2009, a marzo 2017 quotava 990 $. Sei mesi dopo, settembre 2017, la quotazione è di 4.538 $ (+358% in soli 5 mesi). Secondo il ben noto principio del cosiddetto “effetto gregge”, ovvero quando la gente fa una determinata cosa solo perché la maggioranza delle persone la sta facendo, acquista Bitcoin in massa, determinandone la strepitosa salita del prezzo fino a raggiungere l’11 dicembre 2017 i 19.884 $ (+338% in soli tre mesi).  Immagino che, davanti all’irrefrenabile ascesa del  Bitcoin, molti si siano sentiti come viaggiatori che hanno perso l’ultimo treno e che stanno fermi in panchina ad osservarlo passare …! In effetti, in questi casi, capita di sentirsi un po’ stupidi e invidiosi… E’ il motivo per cui nascono tutte le “bolle” che proprio perché “bolle” sono destinate a scoppiare! E di fatti… arriva sempre il momento in cui qualcuno decide di vendere, ma non trova più chi sia disposto ad acquistare …le quotazioni cominciano a precipitare, toccando dapprima, ad aprile 2018, i 6.766 $ (-66%) e poi a dicembre 2018 i 3.300 $ (un altro -51%), per poi ricominciare finalmente e lentamente a risalire: il prezzo al 18 marzo ultimo scorso è di 3.878 $….

Emozionante, vero? Si, alcuni sono diventati ricchi realizzando performance incredibili, ma molto più numerosi sono coloro che hanno lasciato per strada l’80% – 90% del capitale! Già all’origine del fenomeno,  Warren Buffet sconsigliava di investire in questo asset, in quanto lo reputava “un miraggio”! Infatti, a parte le differenze di prezzo, su cui è possibile speculare, riteneva le monete digitali prive della capacità di generare valore, mentre – secondo la sua ben nota visione – il valore sta solo nelle attività economiche produttive. Più recentemente, lo stesso presidente della Fed, Jerome Powell, pur riconoscendo l’opportunità rappresentata dalle criptovalute, come sistema di pagamento più veloce, più efficiente e più sicuro, mette in guardia gli investitori dai possibili rischi derivanti dalla mancanza di un loro intrinseco valore.