COME RENDERE L’IMPRESA VIRTUOSA E VINCENTE, RENDENDO FELICE IL PERSONALE

 

Integrato alla retribuzione, ovvero come elargizione liberale, o anche come frutto di accordo sindacale, il welfare aziendale è un’attività riconosciuta dall’ordinamento giuridico che, nel chiaro intento di incentivarlo – soprattutto da quando lo Stato assistenziale originario è andato riducendosi – riconosce per l’azienda specifiche agevolazioni fiscali, naturalmente entro certi parametri di spesa (dai 258,23 euro a dipendente, ad esempio per i buoni pasto, ai 5.164 euro per la previdenza complementare e ai 3.615 euro per i sussidi sanitari).

Il welfare aziendale sta diventato ormai un vero e proprio sistema sostitutivo o integrativo di molte funzioni dell’assistenza sociale, finendo col coniugare la responsabilità sociale dell’impresa con i propri piani di incentivazione delle risorse umane impiegate, compensando il potere di acquisto di salari e stipendi con l’integrazione di benefit.

In ogni caso, non concorrendo a formare reddito imponibile, in quanto volti a soddisfare esigenze e interessi meritevoli di tutela, per il miglioramento delle condizioni di vita della persona e dei suoi familiari (art. 51, 2° comma Testo Unico delle Imposte sui Redditi – TUIR), tali benefit sono esenti da tassazione sia fiscale che contributiva, mentre per l’azienda sono deducibili. Essi quindi non rappresentano un costo, ma un significativo vantaggio sia per il lavoratore che per l’azienda stessa.

Tipici tra questi benefit sono i servizi prodotti ai fini di prestazioni di “utilità sociali”, come ad esempio il sussidio alle spese sanitarie. Quando il premio di risultato viene convertito in welfare, per l’azienda è prevista la piena deducibilità e per il dipendente gli importi convertiti non costituiscono reddito imponibile ai fini fiscali e previdenziali, pur rappresentando un reale aumento del potere di spesa; incidendo altresì positivamente nelle relazioni tra dipendente e datore di lavoro e quindi sull’equilibrio tra sfera privata e sfera lavorativa, con effetto benefico misurabile in termini di produttività aziendale.

In particolare, il Fondo Sanitario aziendale costituisce un beneficio molto apprezzato dal dipendente, in quanto con esso può godere di un piano sanitario di rimborso delle spese e delle cure mediche, usufruendo di un canale privilegiato, senza inutili attese – tipiche del Servizio Sanitario Nazionale – per la prenotazione di visite, esami e ricoveri. Cosa che difficilmente realizzerebbe di propria iniziativa per l’alto costo delle assicurazioni sanitarie individuali.

Come ho già accennato, il costo dell’assicurazione sanitaria integrativa non rientra nella retribuzione, né nella sfera pensionabile, e può essere dedotto dal reddito d’impresa; inoltre l’Azienda, ha la possibilità di limitare al 10% la contribuzione sociale ordinaria al fondo di solidarietà dell’INPS, che altrimenti sarebbe in media del 34/38%.

Realizzare una convenzione con una società mutualistica per attivare una copertura sanitaria aziendale può essere molto più conveniente e utile di un aumento retributivo anche per un altro aspetto, e cioè per il vantaggio reputazionale che una azienda, nell’attivare un programma di welfare come questo, otterrebbe in termini di impresa “virtuosa” e quindi presentandosi al mercato come modello vincente.

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