CONSULENZA FINANZIARIA E TUTELA PATRIMONIALE

 

Quasi sempre le persone accumulano denaro un po’ per abitudine (perché si è sempre fatto così), un po’ perché… “non si sa mai: il futuro può riservare brutte sorprese e quindi meglio tenere una riserva per i tempi difficili.”

Ora, paradossalmente, benché il bisogno di cautelarsi da possibili eventi negativi che potrebbero richiedere l’impiego di risorse economiche ingenti, costituisca la motivazione più comune del risparmio, quando si valuta un investimento, l’attenzione viene per lo più focalizzata sul rendimento atteso, e sui conseguenti rischi di mercato, come la volatilità.

Ci si dimentica proprio delle sorprese sgradite che il futuro potrebbe riservare in virtù di quei rischi che non hanno nulla a che fare con il mercato finanziario, ma che, potrebbero intaccare il patrimonio in modo ben più grave e totalizzante di quanto possano esserlo i rischi finanziari che sono in genere limitati alla quantità di denaro investito…

Questo succede anche perché esiste una spinta inconscia a cercare la sicurezza nell’accrescimento: “più ho, più sono sicuro”! Vien da sé che il risparmio è per lo più considerato nella sua dimensione accrescitiva, qualcosa destinato ad aggiungersi a quanto già posseduto.

Però, se si è troppo focalizzati sull’accrescimento della ricchezza, si perde di vista il fatto che esso non può prescindere dalla funzione conservativa, ovverosia dalla funzione di protezione: l’investimento dovrebbe essere in realtà considerato l’elemento attivo di una pianificazione finalizzata al consolidamento del patrimonio, dove l’elemento tutela e protezione costituiscono una condizione fondamentale che permette all’investimento di espletarsi nella maniera più efficace. Del resto, il patrimonio viene in genere percepito come la sommatoria di beni posseduti, raramente questi vengono considerati come dovrebbero essere, cioè come una vera e propria struttura, avente scopo, funzione e coerenza interna.

Il risparmiatore dovrebbe avere una consapevolezza più ampia delle proprie necessità, e cioè dovrebbe passare dalla mera valorizzazione delle disponibilità liquide, alla tutela del patrimonio nel suo complesso, cosa fondamentale per poter pianificare, con tutta tranquillità, gli investimenti destinati all’accrescimento del valore.

 

Tutela e protezione del patrimonio.

Parlare di pianificazione finanziaria nella gestione del patrimonio non avrebbe senso se non si prende in adeguata considerazione la protezione dei propri beni da eventi che potrebbero intaccarli e addirittura distruggerli. Da tali rischi nessuno è esente!

Si parla qui di rischi non di mercato, sono i rischi che possiamo definire “patrimoniali”, in quanto potrebbero coinvolgere l’intera patrimonialità della persona, o della famiglia: secondo l’art. 2740 c.c, avere una responsabilità significa doverne rispondere con i propri beni, presenti e futuri. Si tratta di responsabilità spesso sottostimate, come quelle banalmente derivanti per esempio dalla committenza di lavori di ristrutturazione del proprio appartamento: il committente ha la responsabilità della sicurezza del cantiere, e quindi anche dei lavori di ristrutturazione svolti in casa sua… se un operaio si fa male, ne è responsabile!

Si pensi ai rischi legati alla responsabilità civile relativa all’attività professionale (tipici dell’ingegnere, dell’avvocato, del medico, che potrebbero generare richieste di risarcimento anche molto importanti); anche il lavoratore dipendente può incorrere nelle stesse sgradevoli conseguenze se gli sono riconosciute colpe gravi a seguito di errori commessi nel suo operare…

Ci sono poi i rischi imprenditoriali, non importa se derivanti da mala gestio, o da situazioni dovute a crisi macroeconomiche, o a causa di sinistri accaduti in conseguenza dell’inosservanza dei doveri imposti dalla legge. Nelle S.r.l., per esempio è riconosciuta la possibilità di ciascun socio, indipendentemente dalla quota di capitale sociale partecipata, di promuovere azioni di responsabilità nei confronti degli Amministratori… e così via!

Infine esistono altri rischi ai quali proprio non viene naturale pensare, e che quindi non sono mai presi in sufficiente considerazione: per esempio, quelli che conseguono in genere alle crisi coniugali, con impatti patrimoniali anche di forte rilevanza.

A questo punto va precisato che la protezione non è data da un prodotto: la protezione patrimoniale necessita di un progetto! E’ necessario anche precisare che parlare di pianificazione patrimoniale non significa occuparsi della mera entità finanziaria, ma occuparsi innanzitutto della persona, perché un rischio che colpisce il patrimonio, colpisce di fatti la sicurezza e la serenità della persona e del suo nucleo familiare.

Per quanto questa affermazione sia pleonastica, vediamo però anche che della sicurezza, che dovrebbe essere il primo obiettivo, non si è mai sufficientemente consapevoli; così, come ho già detto, spesso, chi investe si dimentica di tutelare aspetti importanti della propria vita. Per questa ragione è necessario che l’investitore si faccia aiutare da un consulente finanziario che non si limiti ad affiancarlo solamente nella pianificazione dei propri investimenti, ma lo aiuti a mettere a fuoco quelle condizioni che se dovessero verificarsi, potrebbero mettere a rischio l’integrità dell’intero patrimonio, che definisca le strategie migliori per realizzare il piano di protezione, e ne organizzi la trasmissione, pianificando la successione. Il consulente finanziario in grado di fare questo è il “consulente patrimoniale”.

Allora, in concreto, la consulenza patrimoniale è’ l’attività finalizzata a pianificare la messa in sicurezza del patrimonio familiare, non solo finanziario, e la sua successione. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, esistono strumenti, criteri e modalità per evitare la litigiosità e l’indebolimento dell’unità familiare attorno a questioni ereditarie.

Per il resto, il nostro ordinamento consente la tutela preventiva dei patrimoni, per la quale sono previsti appositi strumenti giuridici, purché, naturalmente, vi sia acceduto in bonis, cioè preventivamente e inequivocabilmente prima del conclamarsi degli eventi negativi e delle relative pretese di risarcimento.

Esistono strumenti utili a proteggere soprattutto patrimoni immobiliari, e mobiliari registrati, come il fondo patrimoniale, oppure l’atto di destinazione; e esistono strumenti adatti a proteggere sia il patrimonio immobiliare che finanziario, come il trust. Per quanto riguarda invece le disponibilità liquide, lo strumento più indicato è il contratto assicurativo sulla vita, declinato nelle diverse forme, al quale affiancare la previdenza complementare.

Dal punto di vista operativo, la consulenza patrimoniale si declina sostanzialmente in tre fasi: prima di tutto si parte dalla raccolta di alcune informazioni fondamentali che riguardano il nucleo familiare, (il tipo di unione, legittima o civile, piuttosto che di convivenza; la condizione economica del nucleo; la presenza o meno di figli; la professione dei coniugi o la presenza di imprese, e quant’altro. Vanno individuati i beni da proteggere e le finalità).

Quindi, si passa ad individuare i rischi per i quali costruire la protezione. Questi rischi possono essere di due tipi: di tipo esogeno (l’aggressione da parte di soggetti terzi, in genere creditori); e di tipo endogeno (l’aggressione proveniente dall’interno della famiglia, come nei casi connessi alla crisi coniugale, o al trasferimento generazionale della ricchezza, laddove per esempio sia stato leso il diritto di legittima di qualche erede. A questo punto l’attenzione va focalizzata sui soggetti e sulle condizioni da cui possono scaturire situazioni di crisi.

Infine si affronta la problematica del trasferimento della ricchezza nella donazione e successione, anche dal punto di vista fiscale…

Purtroppo, si tende a pensare alla successione come un passaggio automatico della ricchezza! Così, nella maggioranza dei casi l’eredità viene affidata al codice civile. Pochi riflettono sul fatto che in questo modo, la trasmissione avviene in forma di proprietà indivisa; dovranno poi essere gli eredi, una volta aperta la successione, ad accordarsi sulla sua suddivisione.

Qui spesso succede che davanti a un quadro di difficile accordo, l’unione familiare entra in crisi: i tribunali sono pieni di questi casi, anche perché gli interessi personali vanno poi ad intrecciarsi con l’inevitabile valutazione dei beni, dal momento che mancano al riguardo norme precise sui criteri da adottare… e qui la cosa si complica!

Con un semplice testamento olografo, invece, la persona può esercitare il diritto e la libertà di decidere come distribuire i beni, naturalmente rispettando il diritto di legittima, agli eredi, e non lasciare una simile decisione allo Stato.

 

Rapporto tra Consulente patrimoniale e altre figure professionali

 

Proprio a causa del fatto che si è poco avvezzi alla prevenzione e alla pianificazione patrimoniale, quando ci si trova in difficoltà, si spera nella salvezza all’ultimo momento, rivolgendosi appunto a singoli professionisti come avvocati, commercialisti, notai, purtroppo solo dopo che l’errore è stato commesso e ci si trova ormai davanti all’inevitabile epilogo.

Rispetto alla proattività del consulente finanziario, Gli altri professionisti svolgono un ruolo più legato alla specifica problematica per la quale la persona si è loro rivolta: essi non possiedono cioè tutte le informazioni sulle caratteristiche relative al patrimonio complessivo, per cui, pur fornendo nel loro campo indicazioni e soluzioni corrette e altamente qualificate, non essendo in grado di riferirle ad un quadro poliedrico e necessariamente complesso, si fermano ognuno al proprio specifico campo di pertinenza.

Ora, il ruolo del consulente patrimoniale non è tanto quello di scegliere caso per caso la combinazione funzionale degli strumenti necessari, ma quello di assumere le informazioni utili a ricostruire la cornice prospettica in cui si colloca la realtà patrimoniale del cliente, acquisire la visione anticipata degli effetti che una situazione di crisi può avere sull’integrità del patrimonio, e avendone individuata la possibilità di verificarsi, renderne il cliente consapevole, ponendo il problema sul tavolo, e stabilisce un piano di tutela e difesa preventiva, richiamandosi per ciò che non è di sua specifica competenza, alla professionalità altrui.

Quando la famiglia avrà capito che non è sufficiente possedere beni, ma che questi devono esser organizzati in via preventiva, per poterli tutelare e trasmettere, comprenderanno qual è il valore aggiunto del consulente patrimoniale.

In rapporto agli altri professionisti, tutti bravissimi, il Consulente patrimoniale rappresenta l’elemento di connessione che permette a tutte le figure professionali coinvolte di lavorare in sinergia, offrendo al cliente il grande vantaggio di ottenere una visione completa in tutte le sue articolazioni. Il campo di azione si prospetta in termini sinergici dove l’interazione dei ruoli diventa decisiva per svolgere al meglio l’intervento sulla patrimonialità del cliente.

In tal modo, il cliente evita di spendere tempo e denaro alla ricerca dei singoli professionisti, che opererebbero separatamente, per cui il cliente, pur ricevendo informazioni corrette, dovrebbe poi integrarle tutte per conto proprio, operazione tanto difficile e costosa da indurlo ad abbandonare l’impresa stessa. E’ così che egli diventa un punto di riferimento fondamentale al quale la famiglia si rivolge prima di intraprendere determinate attività o addivenire a determinate decisioni che riguardino la stabilità e la sicurezza del proprio patrimonio.