IL RISPARMIATORE TRA CONOSCENZA FINANZIARIA E RISPARMIO

I risparmiatori hanno un problema: posto che debbano mettere in cascina ciò che rimane dalle spese correnti, come farli rendere? Purtroppo guardano ai mercati finanziari molto spesso con sospetto, tanto che una gran parte di essi preferisce restarne fuori! Non si fidano del sistema finanziario, e date le fregature subite, come dar loro torto…? Tuttavia bisogna anche dire che i risparmiatori italiani non conoscono gli elementi di natura finanziaria inerenti all’attività di investimento, quando non li ignorano del tutto, e si sa che ciò che non si conosce crea sospetto e inquietudine.

Ultimamente, la Consob ha indagato sull’argomento, riscontrando che i risparmiatori, benché interessati ai risultati, paradossalmente, non sono nella gran parte dei casi molto interessati a quegli elementi tecnici e di mercato – anche molto semplici – che quei risultati generano e influenzano: dalla recente indagine Consob risulta che oltre il 30% dei risparmiatori ignora anche quei prodotti finanziari ritenuti – a questo punto erroneamente – noti al pubblico, come (orrore!) lo stesso conto corrente, le azioni, le obbligazioni, i fondi comuni e, new entry, il Bitcoin.

Il 50% del campione, associa il rischio alle azioni, perché più volatili, e che quindi comporterebbero una maggiore probabilità di perdita del capitale investito, ignorando del tutto la poliedricità del mercato obbligazionario e i fattori che lo interessano e che ne determinano i corsi e quindi la volatilità!

Ma se questo è il quadro di sfondo, quali sono le scelte di investimento che in genere vengono effettuate? Presto detto: per la maggior parte (circa il 30%) ancora in titoli di stato, quasi per il 20% in fondi comuni. E il restante 50%? E si: continuano a tenere i propri risparmi parcheggiati sui conti correnti! Se però poi ti trovassi a domandare alla persona per quale motivo si tiene lontana dai mercati finanziari, ti risponderebbe che dipende dalla mancanza di disponibilità di risorse (in realtà, per investire bene non sono necessarie grandi disponibilità, basta quella quota eccedente di reddito, altrimenti non spesa, che in genere si accantona per quando se ne potrebbe avere bisogno… basterebbero anche 50 euro al mese per investire in un programma di accumulo di capitale – tecnicamente efficientissimo – piuttosto che seppellirli improduttivamente dentro ai conti correnti!

Ma andiamo a dare un’occhiata a come si articolano mediamente i portafogli di chi invece ha deciso di investire i propri risparmi: ebbene, scopriamo che la maggior parte di questi risparmiatori (il 50%) investe – pensa un po’ – in Certificati di Deposito o in Buoni Postali; circa il 30% in Fondi Comuni (non entro in merito alla declinazione delle tipologie), il 20% circa in Titoli di Stato e il 17% in Azioni, infine in Obbligazioni Bancarie per il 15%. Gli investimenti sostenibili e socialmente responsabili (ESG, o SRI che si dica) invece, sembrano ancora quasi completamente sconosciuti: soltanto il 5% dell’universo degli investitori italiani li utilizza. Si tratta di una piccola percentuale che però è in forte crescita, dovuta probabilmente più all’aumento della sensibilità alle problematiche socio-ambientali, che a considerazioni di tipo finanziario. Ancora una volta non è un fattore finanziario a fungere da traino, ma un fattore extra-finanziario: quello ecologico!

 

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