Investimento e patrimonio. Punti di riflessione.

Per orientare le scelte d’investimento, è sufficiente avere chiarezza sugli obiettivi personali, e riflettere sulle condizioni dei mercati e le loro potenzialità di crescita? Oppure sarebbe più opportuno cogliere l’occasione per indagare sulla situazione globale del proprio patrimonio?

L’investimento, come qualunque altra iniziativa legata all’esigenza di creare e gestire risparmio, è un’attività che acquista il suo senso all’interno della propria patrimonialità e della famiglia, alla cui composizione partecipano non solo gli asset finanziari, ma anche mobiliari e immobiliari, beni materiali e immateriali, compresi i legami personali che si stringono attorno a tutto questo, e alle relazioni interpersonali che ne costituiscono la potenzialità di sviluppo o di ristagno.

Per questa ragione, domandiamoci se non sarebbe riduttivo pensare all’attività di risparmio, focalizzandola meramente sull’investimento delle risorse liquide disponibili, qualunque sia l’obiettivo a cui fossero destinate!

Il patrimonio è un fenomeno intergenerazionale che si costituisce nel tempo, attraverso una serie di fasi che progressivamente si susseguono attraverso le generazioni, e riguardano la vita economica (e non solo) degli individui, che Modigliani chiamò “cicli di vita”. Concetto preso in prestito dalle discipline socio-economiche e applicate in ambiente finanziario, e utilizzato come orientamento nella scelta degli investimenti, in funzione delle necessità tipiche delle persone prese nella loro specifica fascia di età, o segmento del detto ciclo: un principio valido anche per l’analisi della realtà patrimoniale, dal momento che essa altro non rappresenta che il portato concreto del valore della nostra vita reale, in funzione del suo mantenimento, tutela, ulteriore sviluppo, protezione e infine della sua trasmissione.

Nel valutare la volontà di investimento, abbiamo dunque necessariamente a che fare con la nostra ricchezza, vale a dire con la nostra realtà patrimoniale, in senso globale, e non semplicemente finanziaria, poiché questa ne costituisce solo una parte – spesso residuale – relativa alle disponibilità di denaro;  mentre il patrimonio rappresenta nel suo complesso anche proprietà immobiliari, sia attive che passive, attività professionali, non solo, a ben vedere, anche relazioni e rapporti che andrebbero tenuti in opportuna considerazione per la loro capacità di costituire elemento di crisi, oltre che di sviluppo, e tutto andrebbe analizzato molto attentamente, proprio per creare la condizione ottimale perché gli investimenti stessi possano espletare a pieno il loro effetto positivo sul patrimonio.

Dunque, le tematiche conduttrici attorno a cui sviluppare un programma di investimento dovrebbero essere la nostra serenità e la stabilità della famiglia, piuttosto che le condizioni dei mercati finanziari, le aspettative e le performance.

Pianificare un programma di investimento dovrebbe essere l’occasione per analizzare la realtà del nostro stato patrimoniale per il quale trovare soluzioni efficaci di protezione e sicurezza: di fronte a questo, parlare di mercati finanziari e di differenziali di performance, di tassi, di spread, di fondi, di quanto si potrebbe ottenere da un investimento che nessuno ci può garantire oggi per il futuro, perde il suo senso nel momento stesso in cui l’intero nostro patrimonio potrebbe correre il rischio di essere polverizzato da un evento inopinabile o attaccato da creditori o smembrato da dinamiche interne al nucleo stesso!

Allora si, c’è proprio da chiedersi che senso abbia interessarsi a mere opportunità di investimento, anche se offrissero rendimenti a due cifre, e non considerare preventivamente la pianificazione della protezione del patrimonio nel suo complesso e della  tutela del nucleo familiare, per evitare che eventuali errori che possiamo commettere nella nostra attività economica o l’avvento di eventi fortuiti e inaspettati comporti come conseguenza la perdita della casa, l’impoverimento, la crisi dello stesso nucleo familiare che subentrerebbe con la procurata instabilità economica; e la possibile compromissione del futuro stesso dei figli… soprattutto di quelli tra loro che dovessero essere troppo fragili e necessitare di particolari tutele…  E porci infine responsabilmente davanti alla inevitabile necessità di programmare la nostra successione, in modo tale che l’inevitabile passaggio non sia causa di dispersione di ricchezza, ma invece di possibile consolidamento e di continuità, pur garantendone agli eredi l’equo godimento.