INVESTIRE OGGI

 

Come investire in un mercato del quale non si riesce a capire qual’è la direzione, perché cambia continuamente?

Chi investe pensa che basti operare nei mercati efficienti, quindi si affida, ad un determinato benchmark, adottando una strategia passiva. In realtà, come è facilmente verificabile, spesso tali aspettative vengono deluse da una volatilità non considerata a sufficienza, specie se coinvolge i mercati obbligazionari, quella stessa volatilità che al contrario altri cercano di sfruttate per ottenere performance più elevate.

Al di là delle scelte naif effettuate, il primo tipo di investitore presenta un profilo di rischio sicuramente medio-basso, il secondo un profilo più elevato o addirittura speculativo. Entrambi però sono esposti agli stessi rischi: il primo perché semplicemente si affida agli indici, subendone passivamente le oscillazioni, il secondo perché, cercando di cavalcarle, spera di realizzare una sovra-performance. Di conseguenza, i loro portafogli, per quanto derivanti da due opposti atteggiamenti, tendono a presentare differenze di performance poco significative: entrambi infatti sono esposti sia ai cambiamenti del contesto generale di mercato, sia all’andamento dei rispettivi benchmark.

Oggi investire comporta l’individuazione di fonti di rendimento differenti, anche nei mercati obbligazionari, vanno ricercati tassi di interesse diversi, spread o premi creditizi e valute varie. Tutti questi elementi rappresentano necessariamente altrettante fonti di rischio, ma quello che conta non è la singola fonte di rischio, ma la struttura del portafoglio, nel cui insieme tale fattore risulta distribuito tra tutti gli elementi, ed è proprio questo che rende l’investimento meno sensibile alla volatilità. Questo implica l’adozione del criterio della flessibilità. Laddove, solitamente, i fondi indicizzati al benchmark non si avventurano oltre i confini dell’indice di riferimento, quelli flessibili, rimanendo svincolati da benchmark di riferimento, riescono a controllare meglio il rischio, ottenendo possibilmente performance migliori: infatti, la libertà di movimento che una tale tipologia di gestione consente, permette di muoversi tra asset di rischio e rendimento non allineate e quindi tra esse poco correlate o del tutto de-correlate, consentendo al gestore di creare valore in tutte le fasi del ciclo economico e finanziario.

Morale: non puntare mai completamente su un benchmark!

Altro fattore da tenere bene in considerazione è il ciclo economico. Si può facilmente notare come gli stessi dati ufficiali sui mercati forniscano segnali spesso contrastanti. Ma questo non dovrebbe meravigliare, perché il futuro degli andamenti economici non può che essere oggetto di interpretazione dei dati forniti dai mercati e di scommessa su di essi, quindi non può che essere impreciso. Del resto, ogni ciclo economico è inevitabilmente interessato dai cambiamenti del contesto politico, nazionale e internazionale, i quali modificano rapidamente il quadro economico-politico di riferimento, invalidando così i modelli economici precedentemente utilizzati per l’interpretazione dei contesti operativi e la costruzione delle strategie di investimento. A questo punto, un portafoglio per essere efficiente deve poggiare la sua scommessa sulla individuazione dei mutamenti strutturali di lungo termine, sin dal loro nascere e sulla selezione di quegli investimenti che sfruttano tali tendenze, la diversificazione allora diventa più efficace.

Morale: non investire tutto, confidando nel ciclo economico in corso, ma puntando sulle grandi tendenze, i cosiddetti “megatrend”! 

Naturalmente, il rischio va versificato sempre e comunque. Perciò va assolutamente evitata la sovraesposizione in portafoglio di una qualunque tematica, idea o fonte di investimento: bisogna invece mantenere una focalizzazione globalista di tutti gli scenari possibili, in modo da rendere il portafoglio in grado di realizzare comunque gli obiettivi di investimento, anche se qualcosa non evolvesse nella direzione prevista.