Investire: rischiare per avidità, o rinunciare per paura?

 

Decidere di investire, magari proprio quando i mercati sono “ai massimi” è una situazione terribilmente ansiogena: da un lato vuoi evitare il rischio che l’operazione si trasformi in una perdita, e qualcosa ti dice di stare alla finestra a guardare – appunto – i treni che passano! Treni che d’altro canto non vorresti perdere, correndo il rischio di salirci sopra proprio quando “è troppo tardi”!

Ma questo dilemma è la lente con cui l’investitore guarda gli investimenti.

Il fatto è che il rischio viene osservato sempre e solo da una direzione. In realtà esso è sempre legato ad una condizione di scelta. Guardiamo la questione in un altro modo: a pensarci bene, non è vero che ogni scelta è anche una rinuncia? Posta la questione in questa prospettiva, un guadagno mancato non è forse equivalente ad una perdita subita? Una perdita subita rappresenta un guadagno mancato, tanto quanto un guadagno non realizzato equivale a subire una perdita!

Certamente, investire comporta il rischio anche di perdere. Questo va accettato… perché “non è possibile acquistare botti di buon vino, tenendo il grano in cascina” diceva mio nonno contadino (la vecchia saggezza contadina di un tempo che sembrava ormai perduta), quindi la possibilità di perdere va sempre tenuta nel dovuto conto.

Un mio cliente era terrorizzato dalla possibilità che il suo patrimonio potesse subire perdite. Attendendosi da lì a poco un crollo dei mercati, decise di aspettare. E aspettò a lungo, mente i mercati continuavano imperterriti a salire, ricordo ancora l’espressione afflitta sul suo volto.

La paura di perdere è altrettanto pericolosa della smania di guadagnare: questa induce a commettere imprudenze, ma quella paralizza e impedisce di prendere decisioni che potrebbero accresce il capitale disponibile, mentre invece rimane improduttivo, e non c’è perdita più garantita di quella derivante da un capitale tenuto inerte.

Naturalmente, non è possibile esaurire l’argomento in poche battute, ma alcune riflessioni possono aiutare ad evitare di commettere gli errori più comuni, quelli che fanno gli investitori improvvisati… quelli che perdono, invece di guadagnare.

Investire comporta in sé dei rischi,si sa! Ma la questione non si riduce alla decisione se correre o non correre rischi, semmai si tratta di capire quanto rischio si è in grado di assumere per poter affrontare serenamente l’investimento nel suo volatile processo di crescita nel tempo.

Ci sono momenti nei quali i mercati salgono e continuano a salire lasciandoci increduli che la cosa possa andare avanti ancora a lungo… E quando alla fine traiamo la conclusione che siano ormai sopravvalutati, non è affatto detto che le probabilità siano tutte in favore delle nostre attese.

Ma cosa significa veramente “essere ai massimi”? I mercati tendono a crescere nel tempo, nonostante le battute di arresto e le cadute anche verticali dei prezzi, di quando in quando. Perciò è normale vedere raggiungere sempre nuovi massimi… tra un certo numero di anni le quotazioni saranno sicuramente più alte di quelle attuali, e questo non significa che saremo “in bolla speculativa” (che è altro genere di fenomeno che va analizzato secondo altre categorie di riflessione)…

Certo, ci saranno ciclicamente crisi, ribassi anche violenti, e sempre di nuovo i mercati ripartiranno … verso nuovi massimi!    Del resto non è in questo che confidiamo quando investiamo?… non è una speranza, è una certezza perché questo è il destino dei mercati, almeno finché vivremo in un sistema economico capitalistico.    Non tutti i mercati vanno nella stessa direzione, alcuni possono superare record su record, spinti dalla continua crescita economica, altri faticano o restano per qualche tempo (breve o lungo) in stallo, a causa di una crisi economica generale o di settore, per motivi economici quindi, ma anche politici… in questi casi è chiaro che quei mercati sono ben lontani dai loro “massimi” storici.

L’Analisi tecnica è la disciplina che dall’osservazione dell’andamento storico dei mercati, inferisce leggi statistiche che ne descriverebbero il comportamento, rendendolo – rilevate determinate condizioni – in un certo senso “prevedibile”. Questo, ancorché affascinante, è pericoloso! Tra “trend (veri o falsi) principali o secondari”, “supporti” o “resistenze” l’unica cosa che si avvicina alla certezza è la possibilità – molto concreta – di perdersi, soprattutto se non si è specialisti della materia… e anche loro non ci prendono un gran ché!

In realtà, al di là di saper padroneggiare o meno una certa tecnica, è il fatto stesso di investire sulla base delle previsioni che può portare a rischiare per avidità o rinunciare per paura nei momenti sbagliati: non dovrebbe essere l’andamento dei mercati a farci decidere come investire i soldi, né tanto meno consigliarci di cambiare strategia, in base alla direzione che essi possono prendere. La strategia di fondo, quella di lungo periodo, non va mai modificata in funzione dell’andamento capriccioso dei mercati.

Ogni investimento deve essere ben pianificato, il che significa che deve essere chiaro da dove partire, quale percorso seguire, e dove arrivare per ottenere quanto…. Questo significa che l’investimento deve partire da esigenze ben individuate, e attivare comportamenti coerenti con esse. Con la pianificazione, va anche stabilito un programma di verifiche nel tempo, proprio come quando si acquista una macchina nuova, si fanno i tagliandi, così con gli investimenti si controlla nel tempo, monitorandolo, l’efficienza del portafoglio; adattandolo talvolta alle situazioni che i mercati possono determinare, senza però mai stravolgere la sua composizione di base, modificando il sottostante in termini di adeguatezza e appropriatezza rispetto al profilo di partenza; perché facendo ciò, si finisce fatalmente col correre rischi eccessivi rispetto a quelli che effettivamente si è disposti a tollerare, e questo è davvero pericoloso!