LA SPADA E LO SCUDO: LA PIANIFICAZIONE DEL RISPARMIO TRA NECESSITA’ CAUTELATIVE E OBIETTIVI ACCRESCITIVI

 

Anche se gli italiani hanno una forte propensione al risparmio, presentano una sostanziale incapacità a gestirlo. Infatti, benché gli obiettivi di vita del risparmiatore si posizionano in un arco temporale di medio-lungo termine, prevale ancora un atteggiamento orientato al breve.

Soprattutto nelle fasi di mercato controverse, è normale attivare comportamenti auto protettivi, come quello di “stare alla finestra”, tenere cioè i soldi sul conto corrente, o investirli in attività a brevissimo termine. Tuttavia, la maggioranza dei risparmiatori tendenzialmente preferisce mantenere o incrementare la propria posizione in liquidità entro un periodo temporale di massimo 12 mesi.

Certo, nella misura in cui la situazione economica non permette la visione di prospettive per il futuro, e il morale è a terra, è naturale che manchi la voglia di fare investimenti e si preferisce conservare i soldi invece che investirli, ma la tendenza di cui parlo è atavica ed è dovuta alla convinzione che il risparmio abbia soprattutto una funzione cautelativa.

Questo atteggiamento proiettato alla costituzione di riserve di capitale per impieghi a breve termine perché “non si sa mai”, penalizza gli investimenti, mentre d’altro canto induce a costituire coperture di entità assolutamente scarsa, rispetto alle reali esigenze, con la possibilità concreta che al verificarsi del “non si sa mai” si dimostrino totalmente insufficienti. Mentre facendo ricorso alle garanzie assicurative, si potrebbero ottenere coperture significative a fronte di impieghi minimi di denaro.

Bisogna capire che per investire è necessario pianificare: lasciare una piccola parte delle disponibilità in liquidità per le ordinarie esigenze, destinare la maggior parte delle risorse al raggiungimento di obiettivi, chiari e quantificabili; ma non prima di costituire una cintura di tutela da quei rischi che in caso di accadimento, potrebbero costringere ad interrompere l’investimento o a drenare sostanziali quantitativi di risorse dall’attività accrescitiva alla copertura di passività a seguito dei danni ad essi  conseguenti.

I maggiori errori compiuti negli investimenti sono infatti dovuti proprio a pianificazioni carenti degli scudi protettivi patrimoniali necessari a permettere il sereno investimento sui mercati dove, nel lungo termine, è possibile ottenere rendimenti soddisfacenti, e controllarne il rischio di mercato attraverso la diversificazione, cosa peraltro necessaria anche per perseguire contemporaneamente obiettivi diversi.

Una buona pianificazione deve prevedere più approcci d’investimento, utilizzando più strategie e più strumenti per raggiungere obiettivi diversi come l’integrazione della pensione, la costituzione di risorse per il futuro dei figli, e così via.

Ovviamente, molto della possibilità di attuare un programma siffatto dipende dalle risorse disponibili. Allora è necessario procedere per priorità, ma non deve mai mancare l’attenzione alla sicurezza del patrimonio; mentre la scelta degli obiettivi, degli strumenti e delle strategie deve essere commisurata alle effettive disponibilità.

Qualora queste non fossero sufficienti a segmentare l’investimento in maniera ampia (in termini di strumenti e di obiettivi), si dovrà partire da quelli di importanza strategica fondamentale, come la necessità di integrare la pensione, che è una delle esigenze più sentite.

In questo caso, per esempio, invece di concentrare tutto in un fondo pensione – più conveniente dal punto di vista fiscale – suggerirei tuttavia di diversificare l’investimento previdenziale, utilizzando una polizza di rendita vitalizia rivalutabile, la quale pur non permettendo la deducibilità fiscale come il fondo pensione, riserverà i benefici al momento in cui si otterrà – a differenza del precedente strumento – una rendita totalmente esente da tassazione, e – cosa ancor più importante – al tasso di conversione predeterminato al momento della sottoscrizione, invece che a quello ignoto che sarà utilizzato al momento del godimento, come appunto è previsto per i fondi pensione.

Naturalmente, tanto più le disponibilità sono residuali, tanto più importante diventa costituire un recinto protettivo utilizzando strumenti assicurativi, perché solo lo strumento assicurativo permette di liberare la maggiore quantità possibile di capitale da investire per fini accrescitivi.

Per quanto riguarda gli investimenti poi, tanto più le risorse investibili sono scarse, tanto più occorre affidarsi a forme gestionali altamente diversificate quali i fondi comuni, i fondi di fondi, gestioni in piattaforme assicurative Unit Linked, purché queste ultime siano effettivamente seguite e assistite.