QUALE RISPARMIO E QUALI PROGETTI DI VITA IN UNA SOCIETA’ IN TRASFORMAZIONE.

 

Ancora oggi c’è chi, disponendo di una quota eccedente di reddito, mi chieda: “Dove la metto?” Questo significa che ancora si pensa al risparmio come a qualcosa di estemporaneo, scollegato da tutto ciò che fa parte della vita ordinaria, che si traduce in un semplice accantonamento indifferenziato di risorse; quando invece il risparmio è il risultato di un processo perfettamente individuato: il risparmio va investito, l’investimento va pianificato, la pianificazione va progettata!

Questi tre momenti interdipendenti rappresentano in sostanza le tre azioni attraverso cui corrono tutti i programmi e i progetti personali di vita: tutelandosi dai rischi che possono compromettere lo status socio-economico, vengono liberate risorse che possono essere impiegate in investimenti secondo un progetto di pianificazione efficiente.

Generalmente, il comune risparmiatore non sa affrontare la gestione del risparmio pianificando una strategia… magari neanche sospetta che con il suo bisogno di risparmiare si delinea la necessità di seguire un metodo efficace di investimento, molti non realizzano neppure il fatto tanto ovvio che la stessa raccolta del denaro da investire necessita di una pianificazione. Il risparmio avverrebbe quindi come attività collaterale spontanea, tesa a “mettere da parte” quote residue di reddito non speso… “per quando ce ne sarà bisogno” (qualsiasi sarà la natura di tale necessità). Da questo atteggiamento dipende la mancanza di una strategia orientata all’investimento.

Una volta era tutto più semplice: c’erano i titoli di Stato che rendevano bene, quello immobiliare si presentava come un investimento sicuro e poco tassato, e anche il nucleo familiare italiano tradizionale era ancora tale da garantire una rete sociale forte che tutelava i membri qualora avessero bisogno di sostegno.

 

Oggi la realtà economica e sociale non è più la stessa e le poche sopravvivenze del passato non fanno testo! Eppure sembra che la gente si comporti come un tempo, soltanto denunciando un maggior disagio. Certo i cambiamenti sociali sono tendenze di lungo periodo; per cui il cambiamento, per quanto veloce, se lo si commisura con percezione del tempo che ha l’individuo, appare lento, benché inesorabile. Così la persona non riesce a percepire in modo chiaro la portata di ciò che accade sotto i suoi occhi. Sicché, davanti al prodursi dei mutamenti socio-demografici e delle dinamiche migratorie di massa, essa rimane disorientata con un senso di allarme tanto più accentuato, quanto meno riesce a comprendere tali fenomeni nel loro prodursi, né i mass media aiutano a capirli nelle loro conseguenze economico-finanziarie.

Eppure, si tratta di dinamiche socio-demografiche e come tali, esse producono cambiamenti importanti nella struttura della nostra società, fino ad interessare il risparmio e il modo di gestirlo, rispetto al quale oggi occorre un atteggiamento ben diverso e molto più responsabile di un tempo, che va affrontato attraverso un’attività di pianificazione.

Tuttavia esistono altri eventi che potrebbero inficiare il successo della pianificazione finanziaria. Si tratta dei rischi puri, cioè quelli non di mercato che colpiscono il patrimonio o la persona, e che non è possibile controllare poiché dipendono da fattori fortuiti e accidentali. Questi rischi che non possono essere evitati, ma possono essere evitate le loro conseguenze economiche, se vengono trasferite alle compagnie di assicurazione.

Nell’investimento finanziario, non è sufficiente quindi fermarsi alla mera tutela dal rischio finanziario, che è necessario superare per una ben più ampia che riguarda la totalità dei casi afferenti ad ogni aspetto del ciclo di vita e che coinvolge il patrimonio nella sua globalità. Quando però si progetta un investimento, l’unico vero fattore che viene solitamente considerato è solo il tipico rischio di mercato, cioè la volatilità. Si tratta comunque di un rischio gestibile, tanto che è possibile addirittura sfruttarlo ai fini dell’investimento stesso.

 

Oggi la realtà economica e sociale non è più la stessa e le poche sopravvivenze del passato non fanno testo! Eppure sembra che la gente si comporti come un tempo, non avendo chiaro il rapporto tra il rischio a cui è esposto l’investimento finanziario (la volatilità) – che è pur sempre gestibile, tanto che è possibile addirittura sfruttarlo ai fini dell’investimento stesso – e i rischi di natura patrimoniale che colpiscono il patrimonio o la persona, e che non è possibile controllare poiché dipendono da fattori fortuiti e accidentali.

Così, anche l’investimento pianificato può essere inficiato da rischi che nulla hanno a che fare con le dinamiche di mercato. Allora è necessario che nel pianificare gli investimenti, si prendano anche in considerazione questi rischi, per proteggere – ove necessario – l’investimento stesso e il suo esito, rendendolo per altro più efficiente.

Quindi risulta evidente che nel dar corso ad un investimento, non è sufficiente limitarsi alla mera tutela dal rischio finanziario, ma occorre partire da una visione ben più ampia che riguarda il patrimonio nella sua globalità.

 

Le fonti di rischio che andrebbero considerate ai nostri fini non sono solo quelle derivabili da pura casualità, ma anche quelle connesse ai fenomeni socio-demografici in corso. Il cosiddetto “invecchiamento della popolazione” per esempio non è una banale variabile statistica: il fatto che si vive più a lungo produce conseguenze nella realtà patrimoniale di ognuno.

Si pensi al fatto che l’avanzare dell’età comporta l’aumento costante delle spese sanitarie, che diventeranno perciò insostenibili dal sistema pensionistico e sanitario nazionale, andando così a gravare sempre più direttamente sui cittadini. Altro fenomeno legato all’invecchiamento della popolazione è la riduzione del tasso di fecondità, per cui i figli vengono concepiti in fasce di età via via sempre più avanzata (oggi oltre i 30 anni).

Cosa c’entra tutto questo con i rischi? Moltissimo, perché, per garantirsi il mantenimento del proprio tenore di vita, sarà necessario accumulare molte più risorse di un tempo, e dal momento che l’allungamento della vita media allontana ulteriormente l’età del pensionamento, anche l’orizzonte temporale di investimento si allunga, così come anche il tempo necessario per portare i figli alla indipendenza finanziaria, cosa che quindi potrebbe arrivare quando la madre e il padre sono già in fase di pensionamento…

 

Insieme a tutto ciò, sta rapidamente cambiando l’intera struttura sociale, a cominciare dalla famiglia: aumentano le convivenze mori uxorio, aumentano le separazioni e i divorzi, sempre più persone decidono di vivere da sole e probabilmente tali rimarranno! Con il crescere della famiglia mononucleare, composta da una sola persona, l’individuo non potrà più contare su quel sostegno che un tempo la struttura famigliare tradizionale garantiva, sulla cui base poggiava il principio solidaristico intergenerazionale.

Queste tendenze inevitabilmente impattano in modo pesante sullo stile di vita e quindi sui consumi, perciò sui mercati, e sul generale stato di sicurezza delle persone; ed è difficile pensare che una tale trasformazione non comporti conseguenze sulla pianificazione del risparmio, sia nelle motivazioni, che nei criteri d’investimento, dove la componente assicurativa diventerà sempre più importante, e sarà sempre più integrata alla componente finanziaria: va da sé che la costruzione di un portafoglio finanziario non possa limitarsi alla mera considerazione dei canonici principi di diversificazione, di gestione del rischio, di orizzonte temporale adeguato, ecc… ma debba inglobare in maniera funzionale la pianificazione della sicurezza senza cui un portafoglio anche se ben diversificato servirebbe a poco!

E’ un processo già iniziato e in avanzamento veloce; è già diventato fondamentale per le persone, sempre più single, capitalizzare risorse per essere domani – in tarda età – in grado di sostenersi, tanto più e proprio in quanto si è soli e si resterà soli!  Ciò che un tempo era un “optional” legato alla necessità di valorizzare nel tempo una quota di reddito eccedente, distinta e straordinaria rispetto all’ordinarietà del proprio stile di vita, oggi   è diventato indispensabile ed entra a far parte dell’ordinarietà delle cose che vanno programmate; è il caso di strumenti specifici delle coperture welfare, come i prodotti Long Term Care a vita intera, e le coperture per le spese sanitarie. Ma di questo parleremo un’altra volta!