RISPARMIO TRA PRUDENZA E PREVIDENZA

Il concetto del risparmio nasce dall’esperienza contadina che induceva ad accantonare parte dei raccolti per l’inverno e per i periodi di carestia… l’origine del risparmio appartiene a quella struttura economica; ma si è protratto nel tempo e si è conservato nel suo concetto originario basato sul criterio della prudenza, fino all’era moderna.

Con il trasformarsi della struttura economica e il passaggio dalla cultura contadina a quella industriale prima, e poi all’attuale post-industriale e tecnologica, anche il concetto del risparmio è cambiato dall’originario accantonamento prudenziale al trasferimento nel tempo delle risorse eccedenti i consumi attuali per quelli futuri.

Questa trasformazione ne implica un’altra, quella della gestione di quanto viene risparmiato, e con ciò della scelta di obiettivi programmabili secondo necessità e criteri modali e temporali. Il semplice accantonamento per far fronte all’emergenza, si è trasformato nella pianificazione delle risorse utili alla soddisfazione di necessità future. Il concetto del risparmio si è quindi evoluto dalla originaria funzione prudenziale a quella previdenziale, la quale implica rispetto alla prima, un orientamento nuovo: quello della pianificazione.

 

 

Tuttavia, l’evoluzione dell’economia nella sua dimensione strutturale e materiale non coincide esattamente con l’evoluzione culturale che rispetto ad essa è ben più lenta, almeno nella componente psicologica dell’individuo, nella quale vengono conservate sopravvivenze delle vecchie abitudini culturali acquisite nei millenni, difficilmente sradicabili entro i veloci limiti temporali imposti dalla rapida evoluzione delle condizioni materiali di esistenza.

Questo disallineamento tra condizioni strutturali e atteggiamenti psicologici è evidente anche nei comportamenti economici e finanziari degli individui, tipicamente osservabili ancor oggi in merito alla formazione e gestione del risparmio; tant’è vero che il risparmio previdenziale, allocato in istanti temporali molto lontani dall’oggi, sconta la tendenza alla procrastinazione delle scelte, in quanto si tende a preferire l’utilità immediata a scapito di quella ancora troppo lontana, e quindi poco visibile, nonostante ciò metta a rischio proprio lo scopo reale del risparmio stesso: la sicurezza del futuro.

L’investimento è infatti nient’altro che un differimento dei consumi in un tempo a venire: in buona sostanza, il denaro che da giovani risparmiamo diventa denaro messo a disposizione di noi stessi, una volta anziani. Ciò che è davvero prezioso quindi non è tanto la risorsa immediata, ma il tempo nel quale essa si forma (e questo lo sa bene la cultura contadina!), purtroppo è proprio il tempo il fattore meno considerato.

Questa riflessione dovrebbe farci comprendere quanto siamo responsabili del nostro benessere futuro e nell’organizzare la pianificazione previdenziale che lo garantisca. Per spostarci dal piano astratto delle asserzioni, a quello ben più pregnante delle conseguenze, possiamo dire che il procrastinare le decisioni relative alla gestione del risparmio ai fini previdenziali comporta, al momento in cui si prende coscienza del problema – essendo diventata ormai prossima l’età pensionabile – il rischio di dovere troppo tardi accantonare a questi fini somme consistenti – e magari non più disponibili – o in alternativa accettare prestazioni più basse e quindi uno stile di vita più modesto. E pensare che, iniziare per tempo a risparmiare consente di accantonare ai fini pensionistici cifre anche importanti, ma in maniera sostenibile, proprio grazie al fattore tempo! Correttamente, tale atteggiamento “attendista” si giustifica anche a causa dell’ingresso tardivo dei giovani nel mondo del lavoro, il quale rende impossibile affrontare concretamente le problematiche previdenziali, tuttavia va osservato che la tendenza a procrastinare diventa, in certi casi, un atteggiamento psicologico e mentale di vera e propria irresponsabile inerzia.