SCEGLIERE I FONDI GIUSTI NON E’ QUESTIONE DI STELLE: GUARDANDOLE TROPPO, SI PUO’ PERDERE LA ROTTA.

Il rischio deriva dal non sapere quello che stai facendo”

Warren Buffett

 

Mettere insieme una ampia gamma di fondi, non significa ottenere portafogli efficienti, soprattutto se a mancare è la cultura specifica, il Know-how, la tecnica e la tecnologia adeguata per la loro selezione e l’analisi, condizioni indispensabili per poterli assemblare: sarebbe troppo bello poter risolvere la complessa questione della funds selection mettendo insieme i fondi che sembrano i “migliori” solo perché presentano le performance più elevate. Laddove viene seguito, questo criterio di scelta risulta in tutta la sua illusorietà e pericolosità, perché porta a creare portafogli altamente inefficienti che finiscono col generare, prima o poi, perdite consistenti durante le necessarie fasi di ritracciamento dei mercati. Nei trent’anni della mia esperienza ho potuto rilevare che chi segue quest’approccio strategico, al contrario delle aspettative, mediamente nel giro di un paio di anni o tre, si trova a fare i conti con performance negative!

Purtroppo, si è cronicamente attratti dai fondi che presentano le performance migliori, magari osservate su diversi intervalli temporali. Ed è anche facile individuarli, perché sono spesso contraddistinti con le cinque stelle Morningstar!

Ora, i fondi presi singolarmente possono presentare performance eccellenti, ma messi insieme a formare un portafoglio, contrariamente alle aspettative, possono rappresentare una vera e propria trappola: infatti il più delle volte, questi fondi sono fortemente correlati tra loro – non è un caso che si presentano tutti insieme in vetta alle classifiche – così, lungi dall’aver realizzato una diversificazione, in realtà non ci si è accorti di aver investito tutto nello stesso settore, o comparto, o stile di gestione, benché su fondi di case diverse.

Questo accade perché ingenuamente si pensa che la differenza tra le performance la faccia il gestore…  in realtà la performance di qualsiasi fondo è il risultato dell’andamento dei mercati nei quali esso è investito, ancor più della generale attività gestionale (oltre l’80% della performance dipende proprio dall’esito dei mercati di riferimento). Di conseguenza, è certamente responsabilità del gestore puntare in particolare su determinati comparti, settori economici, aree geografiche, o valute, ma di fatto il comportamento del fondo dipenderà proprio dall’andamento che nel medio o lungo termine essi avranno.

Una vera diversificazione si ha invece quando si utilizzano fondi che hanno differenti stili e strategie di gestione, ma soprattutto i cui rispettivi portafogli esprimono scelte di mercato non correlate tra loro. Perciò, nel costruire un portafoglio, per prima cosa più che le stelle e i vari rating, bisognerebbe accertarsi quali siano i sottostanti strategici dei fondi che tanto interessano, e investire in quelli che, a prescindere dal numero delle stelle, tra loro presentino sottostanti non correlati o correlati il meno possibile, o preferibilmente con correlazione negativa.

Infatti è presumibile che se qualche settore economico ha “tirato” molto bene nella precedente fase di mercato, in quella che seguirà, per effetto della ciclicità dei settori, più probabilmente non sarà altrettanto vincente, e finirà certamente si vedranno scomparire da quei fondi le promettenti stellette che tanto avevano attirato l’attenzione; mentre di contro si vedranno probabilmente crescere proprio i fondi che di stellette, poverini, al tempo ne avevano proprio pochine, e che pertanto si erano scartati!

Purtroppo lo stesso criterio di scelta viene tendenzialmente praticato anche per i comparti obbligazionari… infatti, ciò che dirige la scelta dell’investitore medio è, banalmente, la cupidigia e quindi il desiderio di ottenere il maggior rendimento possibile. Per questo motivo, nell’illusione di completare la diversificazione di portafoglio, l’investitore “fai-da-te” finirà con lo scartare fondi risk-free i cui rendimenti sono modesti, per scegliere quelli che presentano rendimenti maggiori e che guarda caso sono correlati con l’equity (obbligazionari corporate, high yield, ecc..). L’illuso crede di aver messo insieme la squadra vincente e non si accorge di aver innestato la bomba a tempo che finirà molto probabilmente con lo scoppiargli in faccia, al primo giro di boa.

Quindi, attenzione! Realizzare una diversificazione in base alle case di investimento e alle strategie di gestione, dando la caccia ai “migliori” fondi, è un approccio perdente, destinato a dare non pochi dispiaceri; proprio perché non rappresenta una vera diversificazione. Tradisce invece un atteggiamento ingenuo e altamente esposto al rischio di un potenziale ritracciamento, esprimendo così una volatilità che, oltre ad essere inefficiente, risulterebbe il più delle volte disallineata con il grado di tolleranza psicologica dello stesso risparmiatore; infatti, i fondi che presentano elevati extra-rendimenti rispetto alla categoria di appartenenza vanno presi – come si dice? – “con le molle”, in quanto, per ottenere tali risultati, il gestore deve aver necessariamente assunto rischi addizionali che, per loro natura, sono difficilmente controllabili e ampliano eccessivamente l’area di inefficienza, e pertanto il range di volatilità.

Purtroppo, per scopi commerciali e semplicità di sintesi, le comunicazioni pubblicitarie delle  società prodotto, come anche rubriche pubblicate da rotocalchi specializzati, tendono a focalizzare l’attenzione sulle stellette dei fondi, pur nella consapevolzzae che tale informazione può trarre in inganno gli investitori sprovveduti. Ma alla conta dei fatti, il vero problema non sta nemmeno in questo; il vero problema sta nella capacità di mettere insieme i fondi per costruire una asset allocation realmente adeguata al proprio profilo di rischio/rendimento, e non illusoria dove a farla da protagonista sono le mode.