VOLATILITA’: UNA TIGRE CHE VA CAVALCATA!

  

Cos’è la volatilità?

E’ la conseguenza delle reazioni ai cambiamenti inaspettati del contesto economico dei mercati. Essa però viene percepita in genere come un evento esterno, sconosciuto, che presenta un quadro incerto e pertanto pericoloso.

Sfugge il fatto che essa è il risultato globalizzato delle scelte generali di investimento, a cui il risparmiatore stesso partecipa, cercando di affrontarla come fosse una improvvisa tempesta da cui mettersi al riparo, spesso reagendo con controscelte talvolta poco oculate, perché effettuate in preda all’emotività.

Nell’avvicendarsi delle condizioni dei mercati, non mancano colpi di scena dovuti ad improvvise inversioni del loro andamento. Probabilmente, la questione vera non sta tanto nell’affrontare i mercati, nel loro eterno modificarsi, quanto nell’affrontare i propri stati emotivi: si dovrebbe capire che il problema vero non risiede nei corsi di borsa, ma nell’atteggiamento che il risparmiatore assume davanti ad essi; più che al suo portafoglio, egli dovrebbe evitare di incappare nella trappola della sua emotività.

Ed è proprio questa la grande sfida: acquisire il giusto distacco, per preservare la razionalità delle scelte! Per realizzare questo distacco, occorre porre tra sé stessi e l’evento sufficiente spazio che consenta di guardare le cose con razionalità. Questo significa porsi davanti ai propri investimenti in una prospettiva temporale adeguata, di lungo termine, anche perché solo il lungo termine permette di superare l’aleatorietà, soprattutto se di breve periodo.

I prezzi delle azioni, benché nel breve periodo possono risentire di variazioni momentanee dovute a scelte di politica economica, sono determinati dagli utili aziendali e, in termini reali, tendono a superare altri tipi di investimento.

Dando uno sguardo al passato, possiamo riscontrare come ai peggiori cali dei mercati azionari sono seguiti sempre importanti rimbalzi che hanno velocemente portato le quotazioni in equilibrio; questo a riprova il fatto che il comportamento migliore da tenere davanti al fenomeno della volatilità è il mantenersi saldi alla propria strategia di lungo periodo, perché ciò consente di beneficiare delle tendenze storiche al rialzo dei mercati che sono, appunto, di lungo periodo.

Viceversa, cercando di operare sul mercato, uscendone e rientrandovi sperando di cogliere il migliore momento possibile, il rischio che davvero si corre è perdere le opportunità di ingresso a valori scontati, ma soprattutto di perdere le fasi di recupero che hanno la caratteristica di essere repentine, e perciò difficilmente intercettabili!

Come cavalcare quindi la tigre della volatilità?

La prima cosa da fare è suddividere il rischio associato ai singoli comparti, settori o mercati, in modo tale da evitare la concentrazione delle perdite dovute alle flessioni: combinare attività rischiose con attività difensive permette infatti di ottenere rendimenti più stabili e alla lunga soddisfacenti.

E’ poi consigliabile inserire in portafoglio prodotti gestiti con un approccio di tipo “Value”, che tende a selezionare mercati e aziende di alta qualità, i cui dividendi sono sostenibili, e godono di un buon posizionamento, che non sono (ancora) apprezzati o “scoperti” dal mercato, ma che per gli investitori possono rappresentare nel tempo un business solido e affidabile.

Tuttavia, l’investimento non va mai considerato come un’azione “una tantum”, piuttosto come un cantiere sempre aperto. Questo significa che in termini prospettici, l’investimento andrebbe affrontato impegnando con regolarità (mensile o trimestrale) moderate quantità di denaro.

Si tratta quindi di approcciare i mercati puntando non tanto sulla performance assoluta, quanto sul tenere il più possibile basso il costo medio degli acquisti; il che, pur non garantendo un profitto certo o non proteggendo da flessioni di mercato più o meno importanti, permette di neutralizzare l’effetto “montagne russe”, contrastando la volatilità, ed evitando di cedere spazio ad atteggiamenti euforici o pessimistici che possano offuscare la valutazione personale e indurre ad errori.